domenica, 21 dicembre 2008

AQUARIUS

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Mi capita raramente di leggere l'oroscopo, e qualche mese fa, l'ultima volta che l'ho fatto, il mio segno diceva questo:

<<Test your wings. If a little experience goes a long way, just imagine how far you can go with a lot of experience.>>

Fin da piccolo cercavo di capire perche' e come certa gente riuscisse a cambiare e spostarsi di posto in posto lasciandosi alle spalle il proprio. Valige, arrivederci e partenze. Dal non capire sono arrivato al disprezzare questa abitudine da quando comincio' ad esser qualcosa che pesava e addolorava me in prima persona. Dal momento in cui mio padre inizio' a mancare di casa per lavoro, oltre a non accettare, mi promettevo che mai sarei finito a far una vita del genere -lontano dalla mia famiglia, dagli amici e dal mio paese. In realta', pare proprio che ora non riesca a trovare pace senza vagabondare. Giusto il tempo di stabilizzarmi e comincio a sentir tutto troppo stretto, a sentir il bisogno di aria nuova e di tuffarmi da uno scoglio piu' alto. Non appena sento il racconto di qualche paese lontano, o appena mi distraggo e mi perdo osservando le cartine geografiche, non c'e' verso di trattenere mente, pensieri ed immaginazione che mi scappano al largo.. Solo qualche mese fa, qualche giorno fa, quando ancora ogni singola ora di ogni settimana significava insicurezza, sacrificio, studio, paura e voglia di fermarsi, la situazione in cui mi trovo ora appariva semplicemente un sogno difficile da raggiungere, mentre oggi, quasi gia' mi annoia.. Da poco ho finalmente finito quell'interminabile corso per il quale ora posso dire ne sia valsa ogni pena e difficolta' - certe giornatacce di Vancouver, le innumerevoli ore lavorate duramente a Manhattan e tutti quei giorni infiniti qui in Messico dedicati solamente per il buon fine e la riuscita del principale proposito che mi ha portato fin qui. Superare il programma a cui ho partecipato dall' 8 settembre al 30 novembre sapevo avrebbe significato aver il lavoro assicurato con la compagnia -per questo si capisce il motivo dell' intensita', della rigidita' e della pressione a cui siamo stati sottoposti- quello di cui non ero certo, era appunto di farcela. Tutto e' andato troppo bene fin dal principio ed ero sicuro che qualcosa dovesse andar storto... Invece ora lavoro come istruttore sub a Playa del Carmen dove vivo con Francesca in un piccolo appartamento a 10 minuti dalla spiaggia. Non dovrei chiedere nulla di piu' ma le mie voglie viaggiano piu' veloci del tempo e sono gia' smanioso di conoscere altre persone, visitare posti nuovi ed esplorare fondali di mari diversi. Ovviamente l'intenzione di rimettersi in marcia e' forte ma non sara' cosi' immediata. Ora che il primo traguardo e' raggiunto mi piacerebbe dedicarmi ed impegnarmi un po' piu' al secondo che ho nella lista del Messico, ovvero lo spagnolo. Anche se son qui da settembre non ho imparato e soprattutto praticato parecchio quindi avro' bisogno di tempo e dedizione. Tutto sommato, anche questo desiderio d' imparare questa lingua, aggiunto allo splendore della zona e alle amicizie che ormai mi son fatto, tiene viva la voglia di restare.

Se penso ai progetti che avevo in Italia prima di partire sembra proprio che ogni cosa sia andata al meglio e che ogni piano sia ben riuscito, ma come sempre anche questa volta c'e' il rovescio della medaglia. Contemporaneamente alla gioia di essere diventato istruttore m'e' arrivata la notizia che sarei stato spostato dalla base di Cozumel (l'isola dove ho "lavorato" -senza paga- come divemaster durante il mese e mezzo di internship). Naturalmente, dopo quel periodo intenso trascorso sull' isola ero felice ed entusiasta di sapere che, una volta finiti, e soprattutto passati, gli esami finali, sarei dovuto tornar li' per il lavoro vero e proprio dove gia' mi ero ambientato benissimo con tutto lo staff e i vari meccanismi. La gioia e la liberazione d' aver ricevuto il brevetto di istruttore e' stata purtroppo sminuita e soffocata appunto dal fatto che sarei stato trasferito in un'altra base chiamata Barcelo' (http://www.barcelomexicotravel.com/hotels/mayacolonial/in...) per via di una alta afluenza di clientela italiana. Visto che la maggioranza dei nostri connazionali non capisce e non parla altro che la propria lingua madre.. e' chiaro che al sottoscritto italiano e' toccato andare dove stanno gli italiani e lasciare a malincuore la postazione in cui speravo di rimanere. Tutt' ora rimpiango il mio vecchio posto di lavoro, non solo per l' imparagonabile unicita' delle immersioni, per i compagni diventati amici e per la convenienza tra qualita'/prezzo degli appartamenti confrontati con quelli di Playa; ma anche, e in special modo, per via di una grandissima differenza a livello di sistema di conduzione del diving center. Nel centro di Cozumel tutto ruota e funziona attorno al diving, a gente che va la' solo per immergersi o per imparare, quindi diciamo pure che la prima necessita' non e' quella di crearsi clienti, ma bensi' accontentarli con il miglior servizio. Dove mi trovo ora, come del resto tutte le altre basi della compagnia per cui lavoro ( http://www.dresseldivers.com/en/index.htm )  tutto e' in funzione del vendere e promuovere. Detto in parole povere si cerca di attrarre ed introdurre persone nuove nel mondo del diving. Ci mancherebbe, tutto questo serve per far si che il mio lavoro continui ad esistere, ma allo stesso tempo esistono cose che nel mio mondo non riesco ad accettare! Non sono voluto diventare un subacqueo professionista per fare il lavoro da "p.r." e sentirmi dire che le mie vendite della settimana non sono sufficienti! Quello che mi piace e' insegnare, aiutare o consigliare e migliorare persone che hanno la mia passione, non di certo cercar di convincere persone in vacanza che leggono, dormono e si rilassano al sole per venir a fare prove con bombole ed attrezzatura in piscina, tentando di vendere piu' corsi ed escursioni possibili per poter tener stretto il posto di lavoro. Non faccio diving per controllare i fogli delle mie vendite a fine giornata. Business, business, business, non sento altro, non si parla d'altro, non vogliono altro che business! Odio questa parola! Odio l'economia, odio i conti di vendite e ricavati e non posso cambiare. Se fosse questo quello che vorrei, sarei seduto dietro lo sportello di una banca o di un qualche ufficio, non di certo davanti ai caraibi sulla costa Maya del Mexico. Se in piu' si conta che il mio "base-leader" non mi piace nemmeno un po', e' facile immaginare quanto sia dispiaciuto per il cambiamento. In ogni caso, un ritorno sull'isola e' previsto. Non mi riferisco pero' a Cozumel; sto parlando di un' isola ancor piu' splendida e a me ancor piu' cara. Essendo ormai in viaggio da piu' di 7 mesi tra terre e mari lontani, la voglia di casa si fa sentire e pesa sempre piu' ad ogni istante che passa, quindi tra le varie idee strampalate e piani futuri si prospetta sicuramente una tappa in Sardegna dove potrei valutare varie opzioni. Durante questi cammini le strade cambiano velocemente, bruscamente ed inaspettatamente quindi continuero' passo per passo, giorno per giorno ma comunque e sempre con un progetto sulle spalle e la testa tra le nuvole..

Tutto considerato, onestamente, nonostante queste condizioni di lavoro non proprio predilette e su misura per me, devo portar pazienza e cercare di pensare un po' piu' razionalmente. Alla fine non pulisco tavoli, non servo piatti e bibite e mi rendo conto che ho bisogno di questa posizione per ripagarmi le spese e risparmiare per mantenermi la possibilita' di muovermi. Inoltre ho ancora tanto da imparare e tanta esperienza da guadagnare. Tentero' di far tutto cio' mantenedo il mio spirito distante da quel triste mondo di numeri e rincuorandomi con il fatto che ho in mano le chiavi di porte di tutto il mondo e fino a quando non trovero' la serratura giusta I'LL KEEP STROLLIN' !

lunedì, 06 ottobre 2008

Sole e pioggia in alto mare..

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Semplici parole e poco tempo per stampare la fotografia di queste nuove giornate qui in Messico 

 Sicuramente il solo fatto di esser arrivato qui e’ gia’ un grosso risultato, ma in fin dei conti, per il momento, sto ancora correndo, sto ancora cercando, sono ancora in piedi con il fiatone, sono ancora preda di incertezze, insicurezze, instabilita’ e non ho ancora concluso o raggiunto nulla di quel che mi interessa. Quello che mi aspettavo e che speravo di trovare qui a Playa del Carmen ce l’ho intorno, ce l’ho tutti i giorni davanti a me. Tutto cio’ che mi sembrava troppo bello per esser vero, e’ effettivamente reale, anche se , poco per volta, durante il corso per diventare istruttore sub che sto seguendo, si stanno svelando piccoli particolari e dattagli sui quali, guarda caso, si era sorvolato al momento degli “ingaggi”. Nulla di particolarmente grave, o per lo meno niente a che vedere con truffe o false informazioni, ma diciamo che nel contratto non era ben chiaro e specificato che esistesse la possibilita’ di esser cacciati da un momento all’altro a discrezione dell’istruttore o della compagnia.(Era impostato in modo che sembrasse che in ogni caso il corso da istruttore si potesse portare a termine senza scadenze di tempo e che l’unica cosa non certa fosse il posto di lavoro). Invece, si e’ cominciato a realizzare il tutto solamente dopo 6 giorni, quando, a due ragazzi, con la motivazione  di non esser ritenuti all’altezza, senza nessun risarcimento-biglietto aereo e/o deposito- e’ stato chiesto di abbandonare, la sera stessa, il progetto e  la stanza d’albergo (dato che e’ inclusa nel corso) . Dopo l’accaduto si e’ rimasti tutti abbastanza scossi, e ora, dopo un mese di teoria, pratica ed esami vari, da un totale di 18 partecipanti, siamo rimasti in 15, dato che, oltre ai possibili problemi riguardanti l’inglese, il comportamento e la disciplina e tanto altro, si puo’ esser lasciati fuori anche nel caso non si superi al primo tentativo qualche prova, quando solitamente si ha il tempo e la possibilita’ di rifarsi, soprattutto se si partecipa ad un corso di formazione per imparare. Comunque sia, e’ chiaro che adesso  non esiste lamentela che regga e finche’ si e’ in gioco si gioca.

 

Generalmente, comparando lo stereotipo della vita newyorkese a quella messicana verrebbe naturale pensare che quella americana e’ senza dubbi piu’ stressante, senza pause e frenetica con ritmi da soldatini robot.. ma come gia’ precisato e’ ovviamente solo un luogo comune dipendente da molte cose.. tutto cio’ solo per dire che mai mi sarei aspettato di lasciar New York e il suo stretto cappio per ritrovarmi qui in alto mare tentando di galleggiare e non farmi affondare da tutte le tensioni e preoccupazioni che vengono create dalla paura di non riuscire e da quella sensazione di sentirsi piccolo e debole  quando non si ha il tempo che si vorrebbe per riposarsi, allenarsi, pensare, scrivere, studiare e parlare. Ci sono mattine in cui il primo pensiero e’ quello di rinunciare, quello di rendersi la vita facile, quello di immaginare a come sarebbe tutto piu’ semplice a casa propria e di organizzare tutto li’ intorno..in quelle stesse mattine e’ ancora piu’ difficile accettare di trascorrere un’altra intera giornata senza la compagnia di un amico o senza la possibilita’ di una chiaccherata con qualcuno che ti conosce e che conosci;  e a questo, a differenza di cibi immangiabili, di ritmi di vita sballati e di persone sconosciute con cui da un giorno all’altro ti ci ritrovi a spartire piu’ o meno tutto, non riesco davvero ad abituarmici. Una volta poi uscito dalla camera, che condivido con due compagni di corso americani, intravedendo il mare  tra una palma e l’altra, sentendo l’aria calda ed essendo consapevole di pedalare (con una bicicletta nuova messicana pagata 100 dollari che e’ letteralmente un disastro ed una tortura da usare) verso qualcosa che mi piace fare,  riesco a mettere da parte quel po’ di solitudine e di malinconia, e lentamente svaniscono come la pioggia mattutina di ogni giorno che verso le 10 lascia spazio ad un forte sole, il quale, finche’ puo’, riesce a far dimenticare i punti deboli.

 

Dopo aver detto questo non posso di certo pero’ non precisare che il corso e la preparazione a cui sto assistendo siano veramente di alto livello e di serissima professionalita’. Una cosa che mi rincuora e’ infatti questa, ovvero che, comunque vada a finire, mi rimarra’ l’educazione e l’esperienza acquisita fino al punto del programma in cui riusciro’ ad arrivare. Inoltre, con tutto il rispetto per i miei insegnanti precedenti, mi sento di dire che quello attuale, che sta conducendo ogni attivita’, e’ veramente il migliore che abbia mai avuto, dal quale appunto, sto cercando di apprendere il piu’ possibile, nonostante a volte sia complicato seguirlo per via della parlata veloce americana e probabilmente perche’ durante lezioni di fisica e/o fisiologia la mia testa fa fatica a tener contemporaneamente il passo a due cose poco familiari. (Eh gia’, materie scientifiche/matematiche ed inglese non son mai state le mie materie forti, figuriamoci unendole). Tutto sommato, la sorpresa meno piacevole che ho avuto ricapitando qui, a distanza di 4 anni, e’ stata la mostruosa cementificazione e  la modernizzazione incosciente avvenuta in questo paradiso dove spiagge bianche, vegetazione, iguane e tanti altri animali tipici la facevano da padrone, ma che ora purtroppo rimangono, come tutto il resto, una piccolissima minoranza sotto il controllo di interessi troppo forti e potenti che badano solo a render felici categorie di turisti ignoranti –di cui non mi sento piu’ assolutamente di far parte- senza pensare allo scempio paesaggistico e naturalistico che creano in luoghi, che se lasciati incontaminati , o per lo piu’ attrezzati dignitosamente senza esagerare, potrebbero attirar il turismo, e quindi risorse, in egual modo.1185728254.JPG Fortunatamente, oltre a cartelloni terrificanti come questo,  nelle strade meno trafficate  e poco turistiche si vedono ancora i bambini giocare, correre da una via all’altra, si incontrano persone sedute sui marciapiedi o su scalini che chiaccherano, si sentono i profumi e i fumi delle carni che bancarelle ambulanti e locali aperti  cominciano ad arrostire a partire dall’alba. Spesso chi si incrocia sul prorpio sentiero saluta con un umile sorriso, e di tanto in tanto, anche se non ho ancora capito bene in base a cosa, si sentono le campane suonare e cosi’ tutto questo aiuta a tener viva la poca anima messicana rimasta, che qui, poco per volta sta venendo travolta da centri commerciali, da negozi di multinazionali e dall’abbaglio di una richezza che non sara’ mai della gente locale ma che rimarra’ sempre solo del turista e delle grandi “case” che stanno dietro la produzione di oggettini di ogni tipo fino a quelli piu’ rinnomati e famosi. Purtroppo questo e’ quello che ho gia’ visto in tanti altri posti ed ogni volta e’ inevitabile sentirsene a male e dispiacersene arrivando sempre a domandarsi a dove e a come si arrivera’ continuando di questo passo..

 

Leggendo questo mio resoconto di “vita messicana” potrebbe sembrare tutto disastroso, ma alla fine, anche se i  giorni non li passo cullandomi con un dolce ritmo caraibico su un’amaca , sono contento di esser qui e costruirmi un’altra grande esperienza in un posto che con il tempo potrebbe darmi la possibilita’ di imparare lo spagnolo, e che, nonostante i peggioramenti causati dall’uomo, ha ancora diversi e straordinari angoli e luoghi di bellezza meravigliosa e di storia affascinante dislocati tra le giungle dell’interno, tra i numerosi cenotes presenti in quest’area, tra le coste bagnate dalle acque turchesi e nei fondali di un mare dalle forti correnti e gli spettacolari banchi di coralli abitati da un’infinita’ di pesci,  tartarughe e squali. In piu’, anche se spesso e’difficile e dura da sopportare, la convivenza con altri ragazzi, provenienti da varie parti del Mondo che stanno facendo con me la mia stessa cosa, e’ sempre utile per imparare qualcosa di nuovo e nonostante mi venga di frequente attribuita la parte del solitario e poco socevole, devo ammettere che certe volte e’ parecchio piu’ divertente che starsene solo. Considerando l’ultimo paio di anni direi d’aver trascorso abbastanza tempo da solo, e tra non molto, finalmente, i progetti e le decisioni si proveranno a dividere e pianificare da due punti di vista, probabilmente due differenti punti di vista, ma questo non significa per forza che sia un male..qui si aspetta e si spera.. VIVA EL MEXICO!

lunedì, 01 settembre 2008

That's New York!

WAKE UP! 1346533027.jpg

Dopo la bella notizia per la subacquea, l'esperienza fondamentale -nel bene e nel male- di Vancouver, e la sempre stabile garanzia del fratellone Riccardo, non mi restava altro che giocare la carta della "Grande Mela".. La possibilita' di guadagnare e risparmiare in una delle citta' piu' care del Mondo, e convivendo con Mr Mapelli, sempre pronto a trasformar tutto in festa, 1049536879.JPG

(vedere per credere-tutte le altre foto sono nella cartella NY)

sembrava una barzelletta anche a me, invece non si poteva dimostrare una mossa migliore..

Arrivare a New York di notte e aver il giorno di prova in un ristorante la mattina dopo e' una fortuna ed un privilegio non per tanti, ma grazie al buon Ric anche questo e' stato possibile. Con le sue raccomandazioni, e il fatto che mi conoscevano gia', ottenere il posto di lavoro e' stato piu' semplice del previsto. Per caso e coincidenza il locale in cui son stato assunto si chiama "Mediterraneo "  www.mediterraneonyc.com " ed e' esattamente ad un solo blocco di distanza dall'appartamento in cui convivo con un ragazzo di nome Jean Pierre 710876889.JPG 

 

 e ovviamente con Riccardo, il quale mi ha ospitato, ed inseguito, come se non avesse fatto abbastanza, m'ha offerto di rimanere fino al giorno della mia partenza ad un prezzo stra-esclusivo. Sfortunatamente, il mio Mediterraneo e' ben piu' lontano che qualche passo da dove vivo e solo io so quanto mi e' mancato in certi giorni grigi in Canada e quanto mi manca qui nella torrida estate newyorkese. Del resto non ho di che lamentarmi e ormai ho imparato che anche anche se a casa tutto cade nella monotonia, una volta lontani, e' difficile non sentirne nostalgia, quindi per il futuro provero' a crearmi una soluzione ed un equilibrio per non annoiarmi in un posto e per non sentir la mancanza di troppe persone e cose in un altro. Purtroppo pero' non posso pretendere tutto e a riguardo, mi torna in mente quello che la mia saggia nonna mi diceva spesso: " Eh mo chera te t'vo seimper l'ov e po' anca la galeina.." Chiaramente finche' ha potuto ha fatto in modo che non mi mancasse ne' uno ne' l'altra, indubbiamente viziandomi un po', ma allo stesso tempo son cresciuto intestardendomi nel non accontentarmi e al non rinunciare a quello che mi prefiggo. Il fatto che sia stato dove sono stato e il dove mi trovi adesso ne e' la prova; spiega vari perche', e magari, anche se illogicamente, rappresenta un percorso per arrivare a cio' che desidero da anni. Trovare quello che si cerca e si vuole non e' cosi' facile e veloce, e come nel mio caso, rincorrere sogni, costa fatica, impone limiti, detta scelte difficili, spinge all'egoismo e cancella le esitazioni, poiche' aspettando e rimandando, le idee e le voglie vengono appiattite dalle attitudini e i bisogni si soddisfano con le comodita' che rimpiazzano le iniziative e i progetti. Appunto, la cosa piu' difficile e' stata ripartire, abbandonare ogni abitudine ed affetto per andar incontro al nulla. Ora, dopo poco piu' di tre mesi dalla partenza, dopo alti e bassi, qualche piccolo passo in avanti lo si puo' intravedere e pare che mi stia veramente avvicinando ad uno degli obbiettivi; soprattutto il tempo sta passando velocemente a differenza di quello che pensavo due mesi fa quando vedevo il Messico e le sue acque cosi' lontani ed irraggiungibili. Nonostante questi mesi fantastici ed intensi trascorsi a New York, per me rimane impossibile innamorarmi di questa citta'.. ma ovviamente cio' non significa che stia sputando nel piatto in cui mangio, anzi, tante grazie, ma davvero non puo' combaciare con le mie caratteristiche. Stessa cosa vale per il posto in cui lavoro: non e' di certo il suo nome che mi basta per star bene o per farmi sentire piu' vicino al mare della Sardegna, e di sicuro non e' nei ristoranti che mi piace lavorare, ma questo locale, con i suoi pregi e difetti, e', e sara', la risorsa economica che mi permettera' di ripartire e ricominciare una nuova avventura nello stato messicano di Quintana Roo, dove senza dubbi mi fara' comodo aver qualche dollaro da parte. Per merito del cibo italiano -piu' di nome che di fatto- che fa impazzire questi americani dal palato non proprio finissimo, il "business" va a gonfie vele, e se qui per guadagnare ci vuole poco, per spendere basta ancora meno; infatti, esattamente per questo ho meravigliato persino me stesso limitandomi in ogni spesa, uscita, vizio e voglia, concedendomi solo un nuovo "lap top" ed una buona macchina fotografica, tra l'altro subacquea.

Le ore di lavoro sono lunghe e i turni spesso sforano le 10/11 ore giornaliere. Se pur lavorando con questi ritmi 6 giorni su 7 trovo il tempo per mangiare, dormire e a volte addirittura scrivere e correre tra i prati e i percorsi labirinto di Central Park. Rimane il fatto che qualunque cosa si faccia, "the city", non molla la presa e riesce sempre ad imporre la propria pressione. Anche nei pochi momenti liberi e' difficile poter staccar la spina e rilassarsi... cosi' via, che con il fiato sul collo, ogni giorno si riparte senza rendersi conto che ieri non esite gia' piu' e domani e' gia' passato. Qui ogni cosa si puo' trasformare in sogno o in incubo ma quello che piu' conta e' vivere da svegli e dormire con un occhio sempre aperto.

Non che ci sia bisogno di abitare a Manhattan per accorgersi che la societa’ d’oggi e’ prevalentemente individualista, ma entrar a far parte degli ingranaggi di questa fabbrica che produce e distrugge possibilita’, che vende reali e false speranze e che crea eroi e mostri che si combattono l’un l’altro pilotati dalle stesse mani, ne e’ una netta ed incontrastabile conferma. Questa e’ una realta’ irreale  -o forse troppo reale- nella quale se non sei cinico, se non sei pronto ad approfittare di ogni piccola cosa e motivato abbastanza per dire “si” e “no” quando e’ ora, lo devi diventare. Qui vale la legge del piu’ forte e soprattutto lavarondo si impara alla svelta che il rispetto e’ piu’ facile guadagnarselo con la malizia piuttosto che con l’umilta’ e la disponibilita’ (che facilmente portano a farsi mettere i piedi in testa). Qui sei zero, sei nessuno al centro mondo, sei uno dei tanti di cui nessuno si interessa, sei uno di quelli che oggi sta bene, si sente di guardare tutto dall’alto al basso e domani si ritrova sulle proprie e sole spalle tutto il pianeta. Queste sono regole non scritte di un gioco al quale si deve esser disposti a giocare per restar qui e non farsi schiacciare dal meccanismo di una macchina che non si ferma davanti a nulla. Non a caso, dopo aver superato gli ostacoli canadesi ed essermi ambientato a Vancouver, ero spaventato e timoroso di rimettermi alla prova e ricominciare da capo in questo sistema che per indole mi risulta innaturale. Nei 10 giorni di maggio trascorsi qui in vacanza avevo gia’ avuto modo di farmi un’idea sui ritmi e la differenza riguardo al piano della vita e del lavoro di ogni giorno. Sinceramente mi consideravo assolutamente non adatto e non all’altezza, fino a quando son arrivato al punto di chiedermi a come posso pensare di provar a far l’istruttore di sub per il Mondo se non mi attento di far il cameriere.. Vero e’ che a Manhattan, condizioni, responsabilta’, tempi e doveri sono assai differenti da quelli che avevo gia’ acquisito ed imparato nelle precedenti esperienze, ma dopo tutto non poteva essere abbastanza per farmi tirare indietro. La concezione e la figura che abbiamo noi per chi fa questo mestiere e’ completamente fuori dagli effettivi compiti di cui si occupa un “server” all’interno di questa organizzazione particolare e ben distante dal “regolare” . Come risaputo, qui le mance sono praticamente obbligatorie e per seguire la regola dovrebbero aggirarsi attorno al 20% del conto totale. Fin qui niente di nuovo e la cosa assurda non e’ tanto che si fanno molte piu’ ore di lavoro di quelle legalmente permesse, ma e’ che dalla prima all’ultima ora non c’e’ nessuna ricompensa da parte dei padroni, ai quali va addirittura dato l’1.5% del venduto totale di ogni cameriere. Si, non e’uno scherzo, i camerieri oltre a pagare lo stesso ristorante in cui lavorano devono dare un’altra percentuale fissa ai manager, un’altra somma alle bar tenders (bariste) e ancora un’altra diversa percentuale, ovvero la loro unica paga, ai “busboys” (puliscono I tavoli) e ai “runners” (portano il cibo).

1973039427.JPG(Maradona, -nome d'arte- qui in foto con me, e' uno dei miei preferiti)

 

 

Questi ultimi, al 99% dei casi sono ragazzini messicani che attraversano il deserto a piedi per giorni, o si nascondono sotto autocarri per oltrepassare il confine ed entrare negli Stati Uniti illegalmente e lavorare per crearsi un futuro ed una dignita’ nella loro terra, nella quale sperano di rientrare il prima possibile, dopo pero’ aver saldato il debito con il “coyote” (colui che pagano per la traversata), pregando sempre di non lasciar le penne in questi viaggi clandestini e rischiosi. A volte, anche se con tutta l’umilta’possibile, ci si sente piu’ coraggiosi di altri solo perche’ si e’ saltati su un aereo e si e’ vissuto da soli dall’altra parte del Mondo, ma quando si ascoltano i racconti di questi giovani o anziani provenienti dal Messico, ci si sente semplicemente fortunati e privilegiati dato che spesso e’ facile dimenticarsene .. Tuttavia, tra percentuali varie, conteggi e pagamenti, i soldi che rimangono dopo tutte queste operazioni diventano il nostro incasso della giornata e nonostante sia uno sfruttamento non indifferente e una cosa piu’ che bizzarra, c’e’ solo un motivo se alla fine nessuno ha niente da dire.. Onestamente non mi sarei mai aspettato che tutto potesse andarmi cosi’ bene in questa grande mela dalle mille tentazioni e distrazioni, dove non solo mi son reso conto e dato prova di quanto ho imparato a gestirmi, ma sono in grado di fare un nuovo lavoro che potrebbe sempre tornar utile; inoltre ho risparmiato piu’ del previsto,

e al di la’ di tutto,  grazie alla stretta convivenza ho ri-conosciuto una persona, un ragazzo, un amico che per me fino a pochi mesi fa era appunto poco piu’ che tutto cio’ e ora come ora non posso che considerarlo come un amico fraterno. Da quando viaggio, dopo tutto il tempo passato da solo, sia nei momenti di grande sconforto e bisogno o di immensa gioia e soddisfazione, la mia concezione di amico poco per volta sta cambiando, assumendo valori e significati che portano ad escludere i grandi numeri, ma allo stesso tempo anche tutte quelle aspettative che puntualmente fanno rimanere a bocca asciutta. Senza dubbi adesso ho un nuovo grande (in tutti i sensi) 1509183591.JPG                                                                                                                                                        amico con il quale ho condiviso ogni cosa, dal quale ho ricevuto piu' di quello che io stesso sarei stato capace di dare. Queste esperienze nell'esperienza mi hanno partato a conoscere con gran piacere anche un altro ragazzo di "casa" che come tanti, o pochi, ha deciso di vivere qualcosa di diverso ed e' stato per un paio di mesi a New York..

Dopo tanti momenti trascorsi insieme, pensieri e sensazioni condivise, il caro Matteo, trasformatosi in "Gianni", rimarra' un buon amico.       596351447.JPG

 

 

 

 

In questi mesi dove il tempo sta viaggiando con la luce ho avuto un’altra grande e meravigliosa sorpresa.. proprio chi ho sempre sperato, ma che non avrei mai immaginato potesse interessarsi e seguirmi nei miei progetti, ha deciso di provar a far diventar il “mio viaggio” nel “nostro viaggio”.  Una prima bella prova e’ stata la settimana indimenticabile di fine agosto trascorsa insieme a New York, dove in sei giorni ,tra giro in  bici attorno Manhattan, passeggiate a Central Park per lungo e largo, quartieri, avenues, streets, locali, negozi ; mare-barca-sci d’acqua nei rinnomati ed esclusivi Hamptons ospitati a casa della ragazza di Riccardo in loro compagnia, musical spettacolare in un teatro di Broadway e tanto altro..abbiamo vissuto quello che si pianificherebbe di fare in un mese.. mi auguro di aver finalmente trovato il mio compagno di avventure..
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.. E se alla mia strada si aggiungera' una carreggiata non potro' esser piu' felice che condividerla con lei che mi e' cosi' vicina da anni..

Il volo per Cancun si avvicina e contemporaneamente crescono le preoccupazioni, le domande, le incertezze ed insicurezze che pero’ avranno fine solo una volta arrivato la’, dove e quando, potro’ realizzare: o che effettivamente tutto sembrava troppo bello per esser vero; o come mi auguro, che tutto sia come descritto per poi poter lasciar andare ogni pensiero e sentirmi contento ed orgoglioso di trovarmi agli sgoccioli di un’estate, pronto per cominciarne una nuova sotto un sole forte e davanti ad un bel mare..

"...NEW YORK : IF I CAN MAKE IT THERE I'LL MAKE IT ANYWHERE..."

Questo e' quello che cantava un certo signore in una certa canzone.. Io qui penso d'avercela fatta, vedremo cosa succedera' laggiu'.

 Ieri son partito per l'Australia e domani arrivo in Messico..

 SOGNI D'ORO A TUTTI